giovedì 4 gennaio 2018

Tales of the Jedi: The Golden Age of the Sith

Con l'uscita dell'Episodio 8 di Star Wars mi sono fatto contagiare dalla spirito di Guerre Stellari (che se non stiamo attenti finirà per rimpiazzare quello del Natale) e ho deciso di continuare la mia esplorazione dell'Universo Legends di Guerre Stellari. Dopo l'Alba dei Jedi, il successivo sulla lista era la serie a fumetti Tales of the Jedi. La prima miniserie è intitolata The Golden Age of the Sith, ed è ambientata 5000 anni prima dell'episodio 4 di Guerre Stellari. La serie è uscita a puntate tra il 1996 e il 1997, ed è stata poi raccolta in paperback. Si tratta di uno spin-off della serie Tales of the Jedi vera e propria, i cui numeri usciti negli anni precedenti sono ambientati 4000 anni prima di Episodio 4. Da notare che si tratta di storie ideate prima dell'uscita dei prequel.

Gav e Jori Daragon sono fratello e sorella, esploratori spaziali alla ricerca di nuove rotte commerciali con le quali arricchirsi.


Durante l'ultimo viaggio la loro astronave, la Starbreaker 12, ha subito dei danni ed è finita in riparazione presso Aarrba the Hutt sul pianeta Cinnagar. Aarrba non vuole restituire l'astronave ai due finché questi non li pagheranno le riparazioni.

Come se non bastasse il mercante Ssk Kahor ha messo una taglia sulle loro teste: una sua nave è infatti finita distrutta lungo una rotta scoperta dai Daragon, e il mercante imputa ai due fratelli la colpa della perdita.

I Daragon vengono attaccati da dei sicari e si salvano solo grazie all'intervento di due cavalieri Jedi, Odan-Urr e Memit Nadill. Gav e Jori capiscono di avere ormai i giorni contati e tentano il tutto per tutto: rubano lo Starbreaker 12 e fanno un salto iperspaziale a caso.

Cosa può andar male?

L'astronave ritorna nello spazio normale sopra il pianeta Korriban, mondo-mausoleo dei Signori dei Sith. E proprio sul pianeta si tiene un funerale importante: quello di Marka Ragnos, Dark Lord dei Sith.


Ludo Kressh vuole mantenere l'Impero Sith stabile e prospero, mantenendo la presa sul popolo Sith come ha fatto per millenni. Il suo rivale Naga Sadow invece vuole "make Sith great again" e conquistare nuovi mondi.


I due si stanno per scontrare quando appare lo spirito di Marka Ragnos che li avvisa che il destino dell'Impero è nelle loro mani. I Daragon scelgono quel momento per atterrare. I Sith fanno 2 + 2 = 4 e catturano Gav e Jori, temendo che il loro arrivo possa avere un'importanza cruciale per il futuro dell'Impero.

I Lord dei Sith si riuniscono in concilio, per discutere su cosa fare dei due. Ludo Kressh teme l'arrivo dell'astronave sia il preludio a un'invasione, mentre Naga Sadow elabora un piano più preciso e diabolico: la minaccia di un'invasione può far riunire le litigiose fazioni Sith sotto la sua leadership, unendo l'impero nel comune obiettivo di invadere i nemici e allargarsi. Per mettere in atto il suo piano Naga Sadow prende delle armi dallo Starbreaker 12 e le usa per liberare i Daragon.


Le prove sono portate al concilio Sith: la Repubblica ha iniziato le ostilità contro i Sith. Naga Sadow viene scelto come Dark Lord dei Sith mentre a Ludo Kressh non resta altro che ritirarsi.

I Daragon vengono separati. Gav viene portato sulla Luna Khar Shian e viene addestrato da Naga Sadow stesso alle arti oscure dei Sith. Jori invece viene portata sul pianeta Khar Delba.

Intanto il Jedi Odan-Urr ha delle visioni rigurdanti il ritorno dei Sith. Assieme all'Imperatrice Teta di Cinnagar porta la questione al Senato della Repubblica su Coruscant ma non viene creduto...


Ludo Kressh attacca Khar Delba: lui e il suo esercito non escono vivi dallo scontro con le forze di Naga Sadow, che rimane l'indiscusso signore dei Sith. Jori scappa con la Starbreaker 12, ma sull'astronave Naga Sadow ha nascosto un segnalatore: ora che la rotta per la Repubblica è nota, la Guerra è imminente.

La Repubblica sembra essere sempre quella, con capitale il pianeta Corruscant. I Sith hanno un loro Impero a parte e all'inizio della serie non ci sono contatti tra le due entità. Da quel che ho capito i Sith sono una specie che è stata conquistata e soggiogata dagli jedi umani rinnegati. Umani e Sith si sono mescolati e hanno dato vita a questo Impero cattivo cattivo.

Quello che mi è piaciuto di più di questa miniserie è il design delle astronavi. Dawn of the Jedi aveva completamente fallito nel visualizzare una tecnologia vecchia di 20000 anni (rispetto all'episodio IV), ma in questa miniserie i disegnatori hanno fatto un lavoro migliore. Le astronavi che vediamo sono piene di vele solari e rimandano come design ad antichi galeoni terrestri o vecchi zeppelin.



Dario Carrasco Jr è il disegnatore di questa miniserie. Oltre a delle belle astronavi ha vestito i protagonisti con degli abiti ispirati agli antichi greci, romani ed egizi. Il look generale dei disegni ha un aspetto rustico, antico: mai come in questa miniserie si respira un'aria fantasy, sword&sandal, insomma come preferite chiamarla.

La storia è di Kevin J. Anderson, autore talmente prolifico che ha scritto praticamente di tutto: ha lavorato su romanzi di Dune, X-Files, StarCraft e ovviamente Guerre Stellari, procedendo sempre con una media di 4 o 5 titoli l'anno (spesso in collaborazione con altri autori). Non serve dire quanto il suo contributo all'UE di Star Wars sia discusso tra i fan – ma con tutto quello che ha scritto penso sia inevitabile che ci siano degli alti e dei bassi. Lo vedrò solo continuando la mia esplorazione.

Di The Golden Age of the Sith non mi posso lamentare, anche se devo vedere come la storia procede nella miniserie successiva, The Fall of the Sith Empire. L'unica nota stonata secondo me è stata l'uso dell'unico Jedi presente, ovvero Odan-Urr. O per meglio dire del suo non uso: per essere una serie intitolata "Tales of the Jedi", i Jedi fanno ben poco. Ma pensandoci bene forse è meglio così: lasciamo da parte i super-buoni e concentriamoci sui super-cattivi e due poveri esploratori finiti in mezzo a cose più grandi di loro.

sabato 30 dicembre 2017

Il 2018 previsto dalla fantascienza

Cosa ha previsto la fantascienza per il 2018?

Non proprio cose belle. Il prossimo anno la Terra sarà sotto il controllo della World Zone Authority, che cercherà di governare un mondo in preda alla sovrappopolazione e al degrado ambientale. Scienziati pazzi come Ramón Salamander cercheranno di prendere il potere sfruttando la paura di guerre nucleari e disastri ambientali (Doctor Who: The Enemy of the World).


Se vi sentite sportivi, potrete partecipare ai giochi Rollerball, entrando in una delle squadre sponsorizzate dalle corporation che dominano il mondo. La sopravvivenza non è garantita. (Rollerball).


Per quelli di voi che fossero poco interessati all'attività fisica ma che possiedono lo spirito dell’esploratore, c’è la possibilità di imbarcarsi sul seaQuest DSV 4600. Compito di questo supersommergibile è la ricerca oceanografica e la difesa degli avamposti sottomarini, costruiti per sfruttare le ultime risorse naturali del pianeta Terra (seaQuest DSV). 


E di qualcuno che protegga gli avamposti avremo bisogno, visto che la Terra sarà in guerra contro le Macchine (Terminator Salvation).


Nulla di positivo. E cosa ci dice Star Trek, che dovrebbe essere sinonimo di ottimismo e speranza? Che nel 2018 le sleeper ships saranno rese obsolete dalla ideazione dei motori a impulso: potete prenotare un volo diretto lontano, se volete. (Star Trek: Space Seed)


Comunque vada a finire, vi auguro un Buon 2018.





giovedì 7 dicembre 2017

La maratona di Saint Louis del 1904


Il racconto della gara di maratona della III Olimpiade, tenutasi a Saint Louis nel 1904, è probabilmente uno dei più divertenti dell’intera storia delle Olimpiadi.

Tanto per cominciare, il comitato organizzatore decise di partire nel pomeriggio, quando la temperatura era più alta, e non al mattino. I maratoneti si trovarono così a dover correre per ore sotto il sole di fine Agosto (era il 31), a una temperatura di 32 gradi e col 90% di umidità.

Che non sarebbe neanche stata la fine del mondo, se lo stesso comitato organizzatore non avessero deciso che un pozzo a una ventina di chilometri dallo stadio fosse sufficiente come fonte d’acqua per gli atleti. James Sulliva, capo organizzatore dell’evento, voleva testare le performance degli atleti in condizioni di disidratazione. Per la scienza questo e altro.

Il percorso di 40000 chilometri era pessimo: polvere che non permetteva di respirare e sassi che non permettevano di correre, e con dislivelli fino a 100 metri. Correndo in mezzo al traffico di treni, automobili, carri e gente che portava a passeggio il cane (particolare non irrilevante come vedremo).

Gli atleti erano 32 valorosi, provenienti da Stati Uniti, Grecia, Sudafrica e Cuba. Tra di essi Sammy Mellor, vincitore della Maratona di Boston del 1902, John Lordon, vincitore a Boston nel 1903, Mike Spring, vincitore sempre Boston nel 1904, e Arthur Newton, che era arrivato quinto a Parigi nella maratona olimpica del 1900.

Dei veterani, insomma, ma quello a cui andarono incontro fu un massacro. Su 32 atleti ne arrivarono al traguardo solo 14.


Il corridore cubano era Andarín Carvajal, un postino morto di fame che si era pagato il biglietto per Saint Louis facendo collette e chiedendo elemosine su e giù per Cuba. Appena sbarcato a New Orleans pensò bene di mettersi a giocare ai dadi: perse tutti i soldi che aveva. Con l’aiuto di un altro paio di atleti raggiunse comunque Saint Louis. Si presentò allo stadio vestito casual: maglia pesante, pantaloni lunghi e scarpe da passeggio. Il cubano si strappò le brache dei pantaloni in modo da renderle adatte alla corsa e partì assieme agli altri corridori.

Andarín Carvajal

Gli atleti sudafricani erano due uomini di colore, Len Taw e Jan Mashiani, entrambi appartenenti alla tribù Keffir. In realtà si trovavano negli USA perché presenti alla mostra sulla Guerra Borea che si teneva all’Esposizione Internazionale della Louisiana (che a sua volta meriterebbe un articolo a parte). Furono reclutati sul posto e mandati a correre solo perché durante la Seconda Guerra Borea si erano fatti la fama di staffette veloci.

Len Taw e Jan Mashiani

La gara iniziò alle 3:03 di pomeriggio.

Il primo ad arrivare fu Fred Lorz. Il nostro si era ritirato al 14° chilometro e si era fatto riaccompagnare in auto dal suo allenatore. Sentendosi meglio, scese 10 km dall’arrivo e tagliò il traguardo tra gli applausi degli spettatori. Stava per essere premiato con l’oro niente poco di meno che dalla figlia di Theodor Roosevelt quando ammise che era stato tutto uno scherzo.

Era un mattacchione. Fu bannato a vita dalle competizioni sportive.

Il vero primo arrivato fu Thomas Hicks, ma va detto che ricevette un certo aiuto… chimico. A una quindicina di chilometri dal traguardo il nostro Thomas crollò al suolo. Il suo allenatore gli diede da bere un brandy corretto con solfato di stricnina: questo veleno per topi in bassa concentrazione è infatti un potente stimolante. Thomas corse gli ultimi chilometri delirante e con allucinazioni. Voleva mollare, vedeva davanti a se non lo stadio ma chilometri e chilometri senza fine di percorso. In un momento di (comprensibile) debolezza si gettò al suolo. Il suo allenatore gli somministrò ancora un po’ del suo cocktail e, visto che c’era, un paio di uova crude per dargli coraggio. Arrivato nello stadio fu letteralmente spinto oltre il traguardo dal suo team. I giudici chiusero un occhio e così vinse l’oro. Fu subito soccorso dai dottori che gli salvarono la vita – e non per modo di dire.

Thomas "stricnina" Hicks

Non fu l’unico a rischiare di morire: William Garcia ebbe un’emorragia interna dovuta alle polveri che si erano mangiate il suo esofago e stomaco. Passò diversi giorni in ospedale, sospeso tra la vita e la morte, prima di riprendersi.

E Andarín Carvajal? Fate conto che non aveva mangiato niente da quando aveva lasciato Cuba due giorni prima. Sul percorso si fermò a raccogliere mele da un albero. Non lo avesse mai fatto: mangiò delle mele marce e gli venne mal di pancia. Fece una dormita all’ombra degli alberi e poi continuò la gara. Arrivò comunque quarto.

I due sudafricani si posizionarono 9° (Len Tau) e 12° (Jan Mashiani). Un risultato un po’ deludente: forse farsi sparare dietro è veramente un buon stimolo per correre veloci. Len Tau comunque avrebbe potuto fare di meglio, ma fu inseguito da un cane e dovette fare una deviazione di un paio di chilometri per non finire sbranato.

Arthut Corey arrivò secondo. Lui era francese, ma dato che non poté fornire non-so-quali documenti all’organizzazione fu segnato come americano e tutt’oggi il suo bronzo è nel medagliere USA.

Che fine fecero i nostri eroi? Fred “scherzetto” Lorz fu riammesso nel mondo sportivo e nel 1905 vinse la Maratone di Boston. Andarín Carvajal continuò a correre e nel 1906 fu mandato dal suo paese alle Olimpiadi di Atene. Atterrato in Italia sparì nel nulla e fu creduto morto finché non ritornò a Cuba alcuni anni dopo. Partecipò a molte altre corse con buoni risultati. Di Len Taw e Jan Mashiani non si è saputo più nulla. Thomas “stricnina “ Hicks lasciò stare il mondo delle corse per qualche anno, per poi tornare a gareggiare.

Erano altri tempi, c’è poco da dire.

venerdì 20 ottobre 2017

Quello che succede mentre sei impegnato a fare altro

Uno non può andarsene via per un paio di settimane che succede di tutto.

Ero in navigazione nell’Oceano Pacifico, tra la California e il Messico, a fare rilievi ambientali a bordo di una nave. Il mio solito hobby.


E cosa succede di bello durante la mia assenza?

Esce Blade Runner 2049, e tutta internet sembra impegnata a recensirlo. Io lo devo ancora vedere: le recensioni che ho sbirciato sono positive, il film sembra essere interessante e sono cautamente ottimista. Anche se mi sono perso l’uscita di questo atteso sequel (ma conto di recuperare nel fine settimana), mi sono rifatto durante il lungo viaggio di ritorno in aereo, grazie all’in-flight entertainment della Lufthansa. Mi sono guardato Abu Shanab, uno spassoso film comico egiziano (che merita il primo posto per la simpatia della protagonista), 大闹天竺(Buddies in India), film cinese ambientato in India e Shock Wave, film action di Hong-Kong: tutta roba che penso non vedremo mai nei cinema Italiani. E che forse è introvabile anche su emule.


                 

Poi è stato annunciato Arabrab di Anubi, di Alessandro Forlani. Ho avuto l’occasione di leggere alcuni dei racconti in anteprima e penso che un appassionato di Sword&Sorcery non può perdersi questa raccolta.
Arabrab è un'assassina devota al Dio dei Morti: sottratta da adolescente a una vita da principessa, gli intrighi e le ipocrisie della corte dei Faraoni, è iniziata alle arti nere da un sacerdote dello Sciacallo. Combatte culti, poteri oscuri, mostri, demoni e nemici dell'Egitto in avventure attraverso il Mediterraneo nella cupa e feroce Età del Bronzo. Dalle Piramidi alla Sardegna a Cnosso, il Lazio pre-romano, le tombe degli Etruschi, le isole del Mar Egeo e le foreste dell'estremo Nord, Arabrab si scontrerà con guerrieri e negromanti, automi, concubine, non-morti ed entità soprannaturali: in un viaggio anche interiore e doloroso nella propria condizione di non più del tutto umana... Un romanzo di sangue e spade, meraviglie e oscurità!
Il buon Zeno Saracini del forum Cronache Bizantine si è laureato: magari la cosa potrebbe non interessarvi, ma almeno adesso avrà (spero) più tempo da dedicare al suo interessante blog. Prima di sparire per motivi universitari è riuscito a tirare fuori ben tre post di notevole spessore uno dietro l’altro: so quanto sia difficile scrivere dei post interessanti e intelligenti (io non ci sono ancora riuscito) ma spero che ritorni a farlo con regolarità. Nel frattempo, complimenti per il risultato!

Mi sono perso lo Stranimondi 2017. Vi avevo partecipato nel 2016 e mi dispiace non esserci andato quest’anno – c’erano diversi interventi che mi interessavano e mi avrebbe fatto piacere incontrare molti dei miei contatti e amici su internet. Inoltre è stato annunciato il racconto vincitore del primo Premio Urania Short: Saltare Avanti di Linda De Santi, alla quale vanno i miei complimenti.

(cliccate per ingrandire)

Ebbene sì, il mio Ascensione Negata si è piazzato al secondo posto.


Scherzi a parte, sono molto felice per il risultato.

mercoledì 6 settembre 2017

Suomikumma

Quest'anno si festeggia il centesimo anniversario dell'Indipendenza della Finlandia dall'Impero Russo.
Apprendiamo infatti da Wikipedia che
Il 6 dicembre 1917, poco dopo la rivoluzione d'Ottobre in Russia, la Finlandia dichiarò la propria indipendenza. Dopo un breve tentativo di stabilire una monarchia, nel 1918 il Paese fece l'esperienza di una breve ma sanguinosa guerra civile fra 'rossi' e 'bianchi', i primi sostenuti dai sovietici i secondi dai tedeschi, guerra vinta dai 'bianchi', questo avrebbe caratterizzato la politica locale per molti anni. Il 1919 vide la nascita della repubblica finlandese. 
Visto che la Finlandia è un paese che mi piace così tanto da averci ambientato anche un mio racconto (e forse altri in futuro), come festeggiare nel modo migliore?

Intanto, con un bel viaggio a Turku e a Helsinki.
Sì, proprio Turku, dove poco tempo fa c'è stato un attacco terroristico. Perché io non tratto coi terroristi. E neanche i finlandesi: li ho trovati tutti rilassati, sulle rive del fiume Aura o nella kauppatori, a bere alcolici.

(dite la verità: anche voi volete quel bicchiere)

Si vede che i finlandesi ci tengono alla loro storia. A Turku infatti ho visitato: un'antica farmacia trasformata in un pub. Un'antica banca trasformata in un pub. Un'antica scuola trasformata in un pub. Un'antica nave trasformata in un pub, ormeggiata sulle rive dell'Aura. E, fuori Turku, un'antica stazione dei pompieri trasformata, chi l'avrebbe mai detto?, in pub.

Già che ero a Turku, ho fatto una capatina all'Archipelago, l'insieme di isole, isolette e isolotti poco lontano dalla città. Ho infatti intenzione di ambientare su una di queste isolette il prossimo racconto del Silenzioso, il mio personaggio già protagonista di Vendetta Finlandese.
E cosa c'è di meglio di una ricerca sul campo per documentarsi?





La mia gita mi ha poi portato a Helsinki, la capitale. Ho visitato il Museo Nazionale, che si trova in un edificio molto inquietante sulla Mannerheimintie, costruito a inizio 1900 su ispirazione di chiese e castelli medievali finlandesi. Una bella scorpacciata di storia e cultura locale, arricchita da una mostra sulla preistoria del paese, una mostra sulle culture delle popolazioni dell'Artico e da "The Public and the Hidden Finland", una mostra di fotografie storiche.

(non so cosa si fumavano questi sciamani, ma lo voglio!)

(il tricheco puccioso!)

(Miss Finlandia 1934. Che volete, ho un debole per le finlandesi)

Mentre visitavo il museo, ho ricevuto anche notizia del fatto che il mio racconto Ascensione Negata è finalista al Premio Urania Short 2017.


E per festeggiare, la sera prima del rientro all'ovile, birra allo Steam Hellsinki, locale steampunk.

In valigia, l'immancabile Kindle. E questo è l'altro mio modo di festeggiare questo centenario: mi sono portato dietro gli ebook Finnish Weird, una serie di pubblicazioni annuali che sono delle ottime introduzione allo suomikumma, la narrativa Weird (kumma = strano) di autori finlandesi. Contengono brevi articoli sugli autori e alcuni racconti o brani dei loro romanzi, tradotti in inglese.
Purtroppo non sono riuscito a partecipare alla Worldcon 75 di Helsinki: vedo di recuperare con un po' di letture locali.

Come scritto da Anne Leinonen nella introduzione al numero di quest'anno, "Finnish speculative fiction is not a solitary island, but an integrated part of the mainstream. Part of the reason for this is probably that we never developed commercial markets for people wanting to publish nothing but genre fiction. We have had to infiltrate, adapt and fight for room in the mainstream. It is this underdog experience that has taught Finnish Weird to react to current events and be sensitive to various social issues."

Nello stesso numero sono introdotte tre scrittrici: Magdalena Hai, detta la Regina dello Steampunk Finlandese, J. S. Meresmaa, che ha scritto una serie di storie ambientate in una Tampere steampunk, e Viivi Hyvönen, autrice del romanzo "The Monkey and the New Moon", del quale si può leggere un brano.

Inutile nasconderlo: i finlandesi sono gente strana, tanto che li possiamo tranquillamente definire i giapponesi dell'Europa. E non mi sorprende che la loro letteratura fantastica sia qualcosa di particolare. Quando avrò tempo dovrò leggere più suomikumma.

(dei sotterranei della Suomenlinna vi parlo un’altra volta, va bene?)

lunedì 14 agosto 2017

Scimitar&Jinn: Il destino della sposa


I
La vedetta, distesa tra le rocce più sopra, fece con la mano cenno di salire.
Butros la Guida guardò Usama: la precedenza andava sempre al capo. Ma il bandito gli indicò con un cenno della testa la parete rocciosa alla base della quale si erano fermati.
Butros si arrampicò sulla dura e polverosa pietra rossastra. Raggiunse la vedetta, si accucciò e si voltò per aiutare Usama.
Il capo dei banditi sdegnò la mano che gli veniva offerta, si issò sulla piattaforma di roccia e insieme strisciarono fino al bordo.
Sotto di loro un salto di un centinaio di qasab terminava in altre pietre e sabbia.
Poco lontano, una carovana attraversava la gola.
Portando la mano per proteggersi gli occhi dal sole, Butros distinse una serie di guardie armate di lancia montate su cammelli, donne velate che cavalcavano asini, e un takhteravan portato da quattro cammelli. Chiudeva la carovana una fila di asini, lenti sotto il peso delle sacche e delle casse caricate, spinti a scudisciate da servi a piedi.
- È strano – feci notare. - Una carovana di sole donne?
- Una sposa, - tagliò corto Usama, - che vuole raggiungere il futuro marito alla Città Santa.
- Ma la Città Santa non è da quella parte.
- E allora dove stanno andando?
- Non lo so, quella pista conduce al deserto. Al nulla.
Usama fece spallucce.
- Che importa! Hai visto quegli asini o sei cieco? Sono pieni di merce. Di sicuro c’è una dote. Per non dire delle donne del seguito.
La sua bocca si aprì in un sorriso cattivo e lussurioso prima di aggiungere: - E la sposa deve essere molto bella. Vorrò fare la sua conoscenza.
- Hanno anche una scorta.
Il capo dei banditi mi guardò sprezzante: - Non saranno un problema. Di sicuro dei sfigati assoldati in qualche villaggio durante il pellegrinaggio. Dimmi, guida, dov’è il posto migliore per tendere loro un agguato?
Butros al-Murshid conosceva quei deserti roccia per roccia, duna per duna, e metteva questa sua conoscenza al servizio dei briganti. Era l’unico motivo per il quale non lo avevano già ucciso.
E dopotutto, che male c’era a derubare ricchi ipocriti durante il loro pellegrinaggio?
- Questa sera, poco prima del tramonto, saranno in un tratto della gola dove le pareti sono più basse e frastagliate.
- Nascondigli?
- Quanti ne vuoi, e nemmeno si accorgeranno dei tuoi uomini fino a quando sarai loro addosso.
- Scendo ad avvisare i miei.
Usuma si allontanò strisciando. Butros rimase a guardare la carovana.

(...)

mercoledì 9 agosto 2017

Mummie, indemoniate e laghi di montagna

In città fa caldo, troppo caldo: dicono sia l'estate più calda degli ultimi non-so-quanti anni. 38.8°C. All'ombra.

In queste condizioni è difficile anche solo pensare. E quindi si parte per una gita su al nord, in Friuli e in Carnia, per prendere un po' di fresco e magari vedere qualche luogo interessante, in compagnia della mia amata Red Sonia.

(quasi)

Prezioso aiuto per pianificare la gita: La Guida Insolita del Friuli, di Renato Zanolli, piena di notizie e aneddoti interessanti su quelle terre.


La prima tappa è Venzone, dove sono conservate le famose Mummie.
Nel 2017 Venzone ha vinto il premio come comune più bello d'Italia. Non è il primo premio che abbia vinto: nel 1965 è stato nominato "Città Monumento d'Italia" dal Ministero della Pubblica Istruzione, per l'importanza storica, architettonica e culturale. Nel 1976 il borgo è stato devastato dal famigerato terremoto, ma in una decina d'anni è stato ricostruito pietra per pietra.

Non ho fatto foto delle mummie, e tanto meno selfie, perché un minimo di decoro ce l'ho ancora. Vi mostro però un paio di immagini tratte da internet:



Le mummie risalgono al 1300, e sono state scoperte nel 1647 durante alcuni lavori nel Duomo di Venzone. La loro conservazione è dovuta a un fungo (l'Hypha Bombicina Nigra Pers) che ha "il potere di disidratare i corpi nel breve tempo di 12-14 mesi," cito dal Zanolli, "facendo pergamenare la pelle dei corpi sepolti."
Nel 1800 furono estratte una quarantina di mummie, portate poi in giro per il mondo: alcune finirono all'Università di Padova, altre in musei e chiese di Parigi e Vienna.
Al giorno d'oggi cinque mummie sono visibili nel sottosuolo della Cappella di San Michele.


(il Vostro Eroe tra i ruderi della Chiesa di San Giovanni Battista)

(particolare inquietante nel Duomo di Sant'Andrea)

Piccola curiosità: nel 1957 a Venzone furono fatte delle riprese per il film Addio Alle Armi, tratto da Hemingway.

Dopo Venzone la tappa successiva è stata il Lago di Cavazzo, dove il vostro eroe si è potuto godere un relax totale, mettendo i piedoni a mollo nelle acqua ghiacciate del lago e guardando le folaghe.


Visto che si trovava là vicino, abbiamo fatto visita anche al Lago di Verzegnis.


E proprio riguardo Verzegnis, il Zanolli racconta un'interessante storia riguardante le Indemoniate che infestarono quei luoghi nel 1878. Per farla breve, "le ragazze più giovani e più belle (...) diedero segni d'insofferenza, cui facevano seguito attacchi isterici."

Quando la situazione divenne insopportabile, gli abitanti di Verzegnis chiamarono in aiuto, nell'ordine: un esorcista, il parroco, il sindaco, un inviato della Prefettura di Udine e il Capo distretto di Tolmezzo. Esorcismi, messe, gavettoni di acqua santa furono inutili. Le donne continuavano a comportarsi come indemoniate.

Alla fine decisero di venire a patti col demonio. Le donne si sarebbero comportate bene. In cambio, "il diavolo chiedeva bevande alcoliche, piatti gastronomici speciali con spezie e dolci patronali" per il consumo delle indemoniate. Il diavolo ottenne anche che le sue… “possedute” avessero una diaria giornaliera da spendere... nell'osteria del paese.
Avete capito?

Ma non eravamo ancora contenti. Ci siamo spostati quindi in Veneto, prima a Cima Sappada, poi direttamente presso la sorgente della Piave (sì, è femminile, rassegnatevi). Riporto qua una nota curiosa trovata sul blog Amare La Terra di Francisco Merli Panteghini:
Dove nasce la Piave? Qual è la sua sorgente? Dal monte Peralba scendono infatti due torrenti, grosso modo dalle stesse quote ma da due versanti diversi. Si incontrano appena fuori Sappada. Dopo la guerra la furia celebrativa non potè tollerare che il virile fiume che aveva difeso eroicamente l'Italia non avesse una madre certa (cioè una sorgente unica). Così una commissione ministeriale determinò l'attuale sorgente della Piave, dando all'altro torrente il nome di Piave di Visdende, con sdegno di quei valligiani che sostenevano la superiorità del loro corso d'acqua. 
Subito dopo la guerra fu anche cambiato il genere del fiume, a opera di Gabriele D’Annunzio, “poiché il simbolo che rappresentava la vittoria doveva necessariamente avere attributi maschili." (Wikipedia).

(il Vostro Eroe che si rilassa)