giovedì 7 dicembre 2017

La maratona di Saint Louis del 1904


Il racconto della gara di maratona della III Olimpiade, tenutasi a Saint Louis nel 1904, è probabilmente uno dei più divertenti dell’intera storia delle Olimpiadi.

Tanto per cominciare, il comitato organizzatore decise di partire nel pomeriggio, quando la temperatura era più alta, e non al mattino. I maratoneti si trovarono così a dover correre per ore sotto il sole di fine Agosto (era il 31), a una temperatura di 32 gradi e col 90% di umidità.

Che non sarebbe neanche stata la fine del mondo, se lo stesso comitato organizzatore non avessero deciso che un pozzo a una ventina di chilometri dallo stadio fosse sufficiente come fonte d’acqua per gli atleti. James Sulliva, capo organizzatore dell’evento, voleva testare le performance degli atleti in condizioni di disidratazione. Per la scienza questo e altro.

Il percorso di 40000 chilometri era pessimo: polvere che non permetteva di respirare e sassi che non permettevano di correre, e con dislivelli fino a 100 metri. Correndo in mezzo al traffico di treni, automobili, carri e gente che portava a passeggio il cane (particolare non irrilevante come vedremo).

Gli atleti erano 32 valorosi, provenienti da Stati Uniti, Grecia, Sudafrica e Cuba. Tra di essi Sammy Mellor, vincitore della Maratona di Boston del 1902, John Lordon, vincitore a Boston nel 1903, Mike Spring, vincitore sempre Boston nel 1904, e Arthur Newton, che era arrivato quinto a Parigi nella maratona olimpica del 1900.

Dei veterani, insomma, ma quello a cui andarono incontro fu un massacro. Su 32 atleti ne arrivarono al traguardo solo 14.


Il corridore cubano era Andarín Carvajal, un postino morto di fame che si era pagato il biglietto per Saint Louis facendo collette e chiedendo elemosine su e giù per Cuba. Appena sbarcato a New Orleans pensò bene di mettersi a giocare ai dadi: perse tutti i soldi che aveva. Con l’aiuto di un altro paio di atleti raggiunse comunque Saint Louis. Si presentò allo stadio vestito casual: maglia pesante, pantaloni lunghi e scarpe da passeggio. Il cubano si strappò le brache dei pantaloni in modo da renderle adatte alla corsa e partì assieme agli altri corridori.

Andarín Carvajal

Gli atleti sudafricani erano due uomini di colore, Len Taw e Jan Mashiani, entrambi appartenenti alla tribù Keffir. In realtà si trovavano negli USA perché presenti alla mostra sulla Guerra Borea che si teneva all’Esposizione Internazionale della Louisiana (che a sua volta meriterebbe un articolo a parte). Furono reclutati sul posto e mandati a correre solo perché durante la Seconda Guerra Borea si erano fatti la fama di staffette veloci.

Len Taw e Jan Mashiani

La gara iniziò alle 3:03 di pomeriggio.

Il primo ad arrivare fu Fred Lorz. Il nostro si era ritirato al 14° chilometro e si era fatto riaccompagnare in auto dal suo allenatore. Sentendosi meglio, scese 10 km dall’arrivo e tagliò il traguardo tra gli applausi degli spettatori. Stava per essere premiato con l’oro niente poco di meno che dalla figlia di Theodor Roosevelt quando ammise che era stato tutto uno scherzo.

Era un mattacchione. Fu bannato a vita dalle competizioni sportive.

Il vero primo arrivato fu Thomas Hicks, ma va detto che ricevette un certo aiuto… chimico. A una quindicina di chilometri dal traguardo il nostro Thomas crollò al suolo. Il suo allenatore gli diede da bere un brandy corretto con solfato di stricnina: questo veleno per topi in bassa concentrazione è infatti un potente stimolante. Thomas corse gli ultimi chilometri delirante e con allucinazioni. Voleva mollare, vedeva davanti a se non lo stadio ma chilometri e chilometri senza fine di percorso. In un momento di (comprensibile) debolezza si gettò al suolo. Il suo allenatore gli somministrò ancora un po’ del suo cocktail e, visto che c’era, un paio di uova crude per dargli coraggio. Arrivato nello stadio fu letteralmente spinto oltre il traguardo dal suo team. I giudici chiusero un occhio e così vinse l’oro. Fu subito soccorso dai dottori che gli salvarono la vita – e non per modo di dire.

Thomas "stricnina" Hicks

Non fu l’unico a rischiare di morire: William Garcia ebbe un’emorragia interna dovuta alle polveri che si erano mangiate il suo esofago e stomaco. Passò diversi giorni in ospedale, sospeso tra la vita e la morte, prima di riprendersi.

E Andarín Carvajal? Fate conto che non aveva mangiato niente da quando aveva lasciato Cuba due giorni prima. Sul percorso si fermò a raccogliere mele da un albero. Non lo avesse mai fatto: mangiò delle mele marce e gli venne mal di pancia. Fece una dormita all’ombra degli alberi e poi continuò la gara. Arrivò comunque quarto.

I due sudafricani si posizionarono 9° (Len Tau) e 12° (Jan Mashiani). Un risultato un po’ deludente: forse farsi sparare dietro è veramente un buon stimolo per correre veloci. Len Tau comunque avrebbe potuto fare di meglio, ma fu inseguito da un cane e dovette fare una deviazione di un paio di chilometri per non finire sbranato.

Arthut Corey arrivò secondo. Lui era francese, ma dato che non poté fornire non-so-quali documenti all’organizzazione fu segnato come americano e tutt’oggi il suo bronzo è nel medagliere USA.

Che fine fecero i nostri eroi? Fred “scherzetto” Lorz fu riammesso nel mondo sportivo e nel 1905 vinse la Maratone di Boston. Andarín Carvajal continuò a correre e nel 1906 fu mandato dal suo paese alle Olimpiadi di Atene. Atterrato in Italia sparì nel nulla e fu creduto morto finché non ritornò a Cuba alcuni anni dopo. Partecipò a molte altre corse con buoni risultati. Di Len Taw e Jan Mashiani non si è saputo più nulla. Thomas “stricnina “ Hicks lasciò stare il mondo delle corse per qualche anno, per poi tornare a gareggiare.

Erano altri tempi, c’è poco da dire.

venerdì 20 ottobre 2017

Quello che succede mentre sei impegnato a fare altro

Uno non può andarsene via per un paio di settimane che succede di tutto.

Ero in navigazione nell’Oceano Pacifico, tra la California e il Messico, a fare rilievi ambientali a bordo di una nave. Il mio solito hobby.


E cosa succede di bello durante la mia assenza?

Esce Blade Runner 2049, e tutta internet sembra impegnata a recensirlo. Io lo devo ancora vedere: le recensioni che ho sbirciato sono positive, il film sembra essere interessante e sono cautamente ottimista. Anche se mi sono perso l’uscita di questo atteso sequel (ma conto di recuperare nel fine settimana), mi sono rifatto durante il lungo viaggio di ritorno in aereo, grazie all’in-flight entertainment della Lufthansa. Mi sono guardato Abu Shanab, uno spassoso film comico egiziano (che merita il primo posto per la simpatia della protagonista), 大闹天竺(Buddies in India), film cinese ambientato in India e Shock Wave, film action di Hong-Kong: tutta roba che penso non vedremo mai nei cinema Italiani. E che forse è introvabile anche su emule.


                 

Poi è stato annunciato Arabrab di Anubi, di Alessandro Forlani. Ho avuto l’occasione di leggere alcuni dei racconti in anteprima e penso che un appassionato di Sword&Sorcery non può perdersi questa raccolta.
Arabrab è un'assassina devota al Dio dei Morti: sottratta da adolescente a una vita da principessa, gli intrighi e le ipocrisie della corte dei Faraoni, è iniziata alle arti nere da un sacerdote dello Sciacallo. Combatte culti, poteri oscuri, mostri, demoni e nemici dell'Egitto in avventure attraverso il Mediterraneo nella cupa e feroce Età del Bronzo. Dalle Piramidi alla Sardegna a Cnosso, il Lazio pre-romano, le tombe degli Etruschi, le isole del Mar Egeo e le foreste dell'estremo Nord, Arabrab si scontrerà con guerrieri e negromanti, automi, concubine, non-morti ed entità soprannaturali: in un viaggio anche interiore e doloroso nella propria condizione di non più del tutto umana... Un romanzo di sangue e spade, meraviglie e oscurità!
Il buon Zeno Saracini del forum Cronache Bizantine si è laureato: magari la cosa potrebbe non interessarvi, ma almeno adesso avrà (spero) più tempo da dedicare al suo interessante blog. Prima di sparire per motivi universitari è riuscito a tirare fuori ben tre post di notevole spessore uno dietro l’altro: so quanto sia difficile scrivere dei post interessanti e intelligenti (io non ci sono ancora riuscito) ma spero che ritorni a farlo con regolarità. Nel frattempo, complimenti per il risultato!

Mi sono perso lo Stranimondi 2017. Vi avevo partecipato nel 2016 e mi dispiace non esserci andato quest’anno – c’erano diversi interventi che mi interessavano e mi avrebbe fatto piacere incontrare molti dei miei contatti e amici su internet. Inoltre è stato annunciato il racconto vincitore del primo Premio Urania Short: Saltare Avanti di Linda De Santi, alla quale vanno i miei complimenti.

(cliccate per ingrandire)

Ebbene sì, il mio Ascensione Negata si è piazzato al secondo posto.


Scherzi a parte, sono molto felice per il risultato.

mercoledì 6 settembre 2017

Suomikumma

Quest'anno si festeggia il centesimo anniversario dell'Indipendenza della Finlandia dall'Impero Russo.
Apprendiamo infatti da Wikipedia che
Il 6 dicembre 1917, poco dopo la rivoluzione d'Ottobre in Russia, la Finlandia dichiarò la propria indipendenza. Dopo un breve tentativo di stabilire una monarchia, nel 1918 il Paese fece l'esperienza di una breve ma sanguinosa guerra civile fra 'rossi' e 'bianchi', i primi sostenuti dai sovietici i secondi dai tedeschi, guerra vinta dai 'bianchi', questo avrebbe caratterizzato la politica locale per molti anni. Il 1919 vide la nascita della repubblica finlandese. 
Visto che la Finlandia è un paese che mi piace così tanto da averci ambientato anche un mio racconto (e forse altri in futuro), come festeggiare nel modo migliore?

Intanto, con un bel viaggio a Turku e a Helsinki.
Sì, proprio Turku, dove poco tempo fa c'è stato un attacco terroristico. Perché io non tratto coi terroristi. E neanche i finlandesi: li ho trovati tutti rilassati, sulle rive del fiume Aura o nella kauppatori, a bere alcolici.

(dite la verità: anche voi volete quel bicchiere)

Si vede che i finlandesi ci tengono alla loro storia. A Turku infatti ho visitato: un'antica farmacia trasformata in un pub. Un'antica banca trasformata in un pub. Un'antica scuola trasformata in un pub. Un'antica nave trasformata in un pub, ormeggiata sulle rive dell'Aura. E, fuori Turku, un'antica stazione dei pompieri trasformata, chi l'avrebbe mai detto?, in pub.

Già che ero a Turku, ho fatto una capatina all'Archipelago, l'insieme di isole, isolette e isolotti poco lontano dalla città. Ho infatti intenzione di ambientare su una di queste isolette il prossimo racconto del Silenzioso, il mio personaggio già protagonista di Vendetta Finlandese.
E cosa c'è di meglio di una ricerca sul campo per documentarsi?





La mia gita mi ha poi portato a Helsinki, la capitale. Ho visitato il Museo Nazionale, che si trova in un edificio molto inquietante sulla Mannerheimintie, costruito a inizio 1900 su ispirazione di chiese e castelli medievali finlandesi. Una bella scorpacciata di storia e cultura locale, arricchita da una mostra sulla preistoria del paese, una mostra sulle culture delle popolazioni dell'Artico e da "The Public and the Hidden Finland", una mostra di fotografie storiche.

(non so cosa si fumavano questi sciamani, ma lo voglio!)

(il tricheco puccioso!)

(Miss Finlandia 1934. Che volete, ho un debole per le finlandesi)

Mentre visitavo il museo, ho ricevuto anche notizia del fatto che il mio racconto Ascensione Negata è finalista al Premio Urania Short 2017.


E per festeggiare, la sera prima del rientro all'ovile, birra allo Steam Hellsinki, locale steampunk.

In valigia, l'immancabile Kindle. E questo è l'altro mio modo di festeggiare questo centenario: mi sono portato dietro gli ebook Finnish Weird, una serie di pubblicazioni annuali che sono delle ottime introduzione allo suomikumma, la narrativa Weird (kumma = strano) di autori finlandesi. Contengono brevi articoli sugli autori e alcuni racconti o brani dei loro romanzi, tradotti in inglese.
Purtroppo non sono riuscito a partecipare alla Worldcon 75 di Helsinki: vedo di recuperare con un po' di letture locali.

Come scritto da Anne Leinonen nella introduzione al numero di quest'anno, "Finnish speculative fiction is not a solitary island, but an integrated part of the mainstream. Part of the reason for this is probably that we never developed commercial markets for people wanting to publish nothing but genre fiction. We have had to infiltrate, adapt and fight for room in the mainstream. It is this underdog experience that has taught Finnish Weird to react to current events and be sensitive to various social issues."

Nello stesso numero sono introdotte tre scrittrici: Magdalena Hai, detta la Regina dello Steampunk Finlandese, J. S. Meresmaa, che ha scritto una serie di storie ambientate in una Tampere steampunk, e Viivi Hyvönen, autrice del romanzo "The Monkey and the New Moon", del quale si può leggere un brano.

Inutile nasconderlo: i finlandesi sono gente strana, tanto che li possiamo tranquillamente definire i giapponesi dell'Europa. E non mi sorprende che la loro letteratura fantastica sia qualcosa di particolare. Quando avrò tempo dovrò leggere più suomikumma.

(dei sotterranei della Suomenlinna vi parlo un’altra volta, va bene?)

lunedì 14 agosto 2017

Scimitar&Jinn: Il destino della sposa


I
La vedetta, distesa tra le rocce più sopra, fece con la mano cenno di salire.
Butros la Guida guardò Usama: la precedenza andava sempre al capo. Ma il bandito gli indicò con un cenno della testa la parete rocciosa alla base della quale si erano fermati.
Butros si arrampicò sulla dura e polverosa pietra rossastra. Raggiunse la vedetta, si accucciò e si voltò per aiutare Usama.
Il capo dei banditi sdegnò la mano che gli veniva offerta, si issò sulla piattaforma di roccia e insieme strisciarono fino al bordo.
Sotto di loro un salto di un centinaio di qasab terminava in altre pietre e sabbia.
Poco lontano, una carovana attraversava la gola.
Portando la mano per proteggersi gli occhi dal sole, Butros distinse una serie di guardie armate di lancia montate su cammelli, donne velate che cavalcavano asini, e un takhteravan portato da quattro cammelli. Chiudeva la carovana una fila di asini, lenti sotto il peso delle sacche e delle casse caricate, spinti a scudisciate da servi a piedi.
- È strano – feci notare. - Una carovana di sole donne?
- Una sposa, - tagliò corto Usama, - che vuole raggiungere il futuro marito alla Città Santa.
- Ma la Città Santa non è da quella parte.
- E allora dove stanno andando?
- Non lo so, quella pista conduce al deserto. Al nulla.
Usama fece spallucce.
- Che importa! Hai visto quegli asini o sei cieco? Sono pieni di merce. Di sicuro c’è una dote. Per non dire delle donne del seguito.
La sua bocca si aprì in un sorriso cattivo e lussurioso prima di aggiungere: - E la sposa deve essere molto bella. Vorrò fare la sua conoscenza.
- Hanno anche una scorta.
Il capo dei banditi mi guardò sprezzante: - Non saranno un problema. Di sicuro dei sfigati assoldati in qualche villaggio durante il pellegrinaggio. Dimmi, guida, dov’è il posto migliore per tendere loro un agguato?
Butros al-Murshid conosceva quei deserti roccia per roccia, duna per duna, e metteva questa sua conoscenza al servizio dei briganti. Era l’unico motivo per il quale non lo avevano già ucciso.
E dopotutto, che male c’era a derubare ricchi ipocriti durante il loro pellegrinaggio?
- Questa sera, poco prima del tramonto, saranno in un tratto della gola dove le pareti sono più basse e frastagliate.
- Nascondigli?
- Quanti ne vuoi, e nemmeno si accorgeranno dei tuoi uomini fino a quando sarai loro addosso.
- Scendo ad avvisare i miei.
Usuma si allontanò strisciando. Butros rimase a guardare la carovana.

(...)

mercoledì 9 agosto 2017

Mummie, indemoniate e laghi di montagna

In città fa caldo, troppo caldo: dicono sia l'estate più calda degli ultimi non-so-quanti anni. 38.8°C. All'ombra.

In queste condizioni è difficile anche solo pensare. E quindi si parte per una gita su al nord, in Friuli e in Carnia, per prendere un po' di fresco e magari vedere qualche luogo interessante, in compagnia della mia amata Red Sonia.

(quasi)

Prezioso aiuto per pianificare la gita: La Guida Insolita del Friuli, di Renato Zanolli, piena di notizie e aneddoti interessanti su quelle terre.


La prima tappa è Venzone, dove sono conservate le famose Mummie.
Nel 2017 Venzone ha vinto il premio come comune più bello d'Italia. Non è il primo premio che abbia vinto: nel 1965 è stato nominato "Città Monumento d'Italia" dal Ministero della Pubblica Istruzione, per l'importanza storica, architettonica e culturale. Nel 1976 il borgo è stato devastato dal famigerato terremoto, ma in una decina d'anni è stato ricostruito pietra per pietra.

Non ho fatto foto delle mummie, e tanto meno selfie, perché un minimo di decoro ce l'ho ancora. Vi mostro però un paio di immagini tratte da internet:



Le mummie risalgono al 1300, e sono state scoperte nel 1647 durante alcuni lavori nel Duomo di Venzone. La loro conservazione è dovuta a un fungo (l'Hypha Bombicina Nigra Pers) che ha "il potere di disidratare i corpi nel breve tempo di 12-14 mesi," cito dal Zanolli, "facendo pergamenare la pelle dei corpi sepolti."
Nel 1800 furono estratte una quarantina di mummie, portate poi in giro per il mondo: alcune finirono all'Università di Padova, altre in musei e chiese di Parigi e Vienna.
Al giorno d'oggi cinque mummie sono visibili nel sottosuolo della Cappella di San Michele.


(il Vostro Eroe tra i ruderi della Chiesa di San Giovanni Battista)

(particolare inquietante nel Duomo di Sant'Andrea)

Piccola curiosità: nel 1957 a Venzone furono fatte delle riprese per il film Addio Alle Armi, tratto da Hemingway.

Dopo Venzone la tappa successiva è stata il Lago di Cavazzo, dove il vostro eroe si è potuto godere un relax totale, mettendo i piedoni a mollo nelle acqua ghiacciate del lago e guardando le folaghe.


Visto che si trovava là vicino, abbiamo fatto visita anche al Lago di Verzegnis.


E proprio riguardo Verzegnis, il Zanolli racconta un'interessante storia riguardante le Indemoniate che infestarono quei luoghi nel 1878. Per farla breve, "le ragazze più giovani e più belle (...) diedero segni d'insofferenza, cui facevano seguito attacchi isterici."

Quando la situazione divenne insopportabile, gli abitanti di Verzegnis chiamarono in aiuto, nell'ordine: un esorcista, il parroco, il sindaco, un inviato della Prefettura di Udine e il Capo distretto di Tolmezzo. Esorcismi, messe, gavettoni di acqua santa furono inutili. Le donne continuavano a comportarsi come indemoniate.

Alla fine decisero di venire a patti col demonio. Le donne si sarebbero comportate bene. In cambio, "il diavolo chiedeva bevande alcoliche, piatti gastronomici speciali con spezie e dolci patronali" per il consumo delle indemoniate. Il diavolo ottenne anche che le sue… “possedute” avessero una diaria giornaliera da spendere... nell'osteria del paese.
Avete capito?

Ma non eravamo ancora contenti. Ci siamo spostati quindi in Veneto, prima a Cima Sappada, poi direttamente presso la sorgente della Piave (sì, è femminile, rassegnatevi). Riporto qua una nota curiosa trovata sul blog Amare La Terra di Francisco Merli Panteghini:
Dove nasce la Piave? Qual è la sua sorgente? Dal monte Peralba scendono infatti due torrenti, grosso modo dalle stesse quote ma da due versanti diversi. Si incontrano appena fuori Sappada. Dopo la guerra la furia celebrativa non potè tollerare che il virile fiume che aveva difeso eroicamente l'Italia non avesse una madre certa (cioè una sorgente unica). Così una commissione ministeriale determinò l'attuale sorgente della Piave, dando all'altro torrente il nome di Piave di Visdende, con sdegno di quei valligiani che sostenevano la superiorità del loro corso d'acqua. 
Subito dopo la guerra fu anche cambiato il genere del fiume, a opera di Gabriele D’Annunzio, “poiché il simbolo che rappresentava la vittoria doveva necessariamente avere attributi maschili." (Wikipedia).

(il Vostro Eroe che si rilassa)




martedì 18 luglio 2017

L'Alba dei Jedi

Adesso che la Disney è impegnata a sfornare nuovi film di Guerre Stellari, ha pure deciso di eliminare quasi tutto l’Expanded Universe (EU), composto da romanzi, fumetti e videogiochi usciti negli ultimi 40 anni circa, per fare posto al nuovo canon.

Non ho mai seguito l’EU: una ventina di anni fa ho letto uno dei romanzi di Kevin J. Anderson, ma nulla di più. Qualche volta ho passato un po’ di tempo a leggere la Wookipedia: nell’EU si trovano molte cose curiose e qualche interessante fonte d’ispirazione.

Visto che adesso tutto l’EU passerà sotto la dicitura “Legends” per venire sostituito dal nuovo canon, ho deciso di esplorare a tempo perso questo “dimenticato” mondo di Guerre Stellari.

Sono partito dall’inizio, o meglio da un fumetto ambientato qualcosa come 25000 anni prima della trilogia originale. Potevo scegliere di leggere i primi romanzi o fumetti realizzati negli anni ’70, ma visto che mi piace pensare di esplorare quell’universo, tanto vale partire dall’inizio, o meglio dal punto più lontano nel tempo che posso raggiungere.

Il punti in questione è il fumetto Dawn of the Jedi, pubblicato dalla Dark Horse in tre serie, Force Storm, The Prisoner of Bogan e Force Wars, a partire dal 2012.


La serie inizia subito con un bel mistero: 36000 anni prima della Battaglia di Yavin (per i non iniziati, la distruzione della Morte Nera nel primo film di Guerre Stellari), delle piramidi volanti di origine sconosciuta “chiamano” e raccolgono persone sensibili alla forza (force-sensitive) da vari mondi della galassia e le trasportano su pianeta Tython, dove viene fondato l’ordine Je’Daii, allo scopo di studiare i poteri della Forza. I Je’daii prendono ispirazione dalle due lune di Tython, la luminosa Ashla e l’oscuro Bogan, per introdurre il concetto di Equilibro nella Forza tra i lati luminoso e oscuro. E tutto questo solo come introduzione.

La storia vera e propria si svolge nel 25000 e rotti anni BBY. La galassia è dominata dall’Impero Infinito dei Rakata, una specie di brutti ceffi interessati solo a schiavizzare e mangiare le altre creature. Questi Rakata usano il lato oscuro della Forza (chi l’avrebbe mai detto?) per soggiogare i mondi che conquistano. C’è di peggio: catturano tutti i force-sensitive e li usano come batterie per alimentare le loro astronavi. Non per niente sono tra i primi nella Galassia a viaggiare nell’iperspazio.

I Rakata sono interessati al pianeta Tython e alla Forza che scorre in esso. Il Segugio Xesh, un umano allevato dai Rakata nel Lato Oscuro per servirli, viene mandato sul pianeta come spia. Xesh incontra un gruppo di giovani Je’Daii, e cede al Lato Luminoso della Forza. Più che cedere si tratta di un scoprire, perché fino ad allora il Segugio non aveva nemmeno idea che esistesse un altro lato oltre a quello Oscuro: non aveva idea nemmeno dei concetti di pietà, amicizia e ha difficoltà a capire il motivo di esistenza di un medico.


Succede poi un po’ di tutto: i Rakata invadono Tython, ci sono tradimenti, amori, inganni e scoperte: non vi annoio con i dettagli, se vi fa piacere vi potete leggere tutte e tre le serie in un paio di tranquilli pomeriggi.

Che impressioni ho avuto?

Innanzitutto che l’Universo di Guerre Stellari è incredibilmente statico. In 25000 anni i grandi cambiamenti si contano sulle dita della mano di un falegname disattento. Ci sono astronavi e battaglie tra caccia (e non mancano i Capo Oro, Capo Rosso e Capo Blu), mentre la fanteria combatte con i blaster e le spade di metallo. Ci sono droidi e bene o male le stesse specie aliene alle quali i film ci hanno abituato. C’è sempre l’eterna lotta di equilibrio tra il Bene e il Male. La galassia di Guerre Stellari sembra essere bloccata in un eterno medioevo tecnologicamente avanzato: ho l’impressione che l’esistenza stessa della Forza impedisca alla Galassia di progredire. Da pensarci sopra.

Come detto sopra, solo i Rakata viaggiano a velocità superiori a quella della luce. Tutte le altre specie (tranne un paio più avanzate) viaggiano nello spazio in ibernazione. A parte quindi qualche scena ambientata su Byss, il pianeta capitale dei Rakata, e su Tatooine, sorprendentemente verde e lussureggiante in quest’epoca, la serie è ambientata interamente nel sistema solare di Tython. Ma ci sono decine di pianeti abitabili e quindi non manca varietà nelle location: dalle cupole industriali di Nox ai cristalli che ricoprono la superficie di Krev Coeur.




Non ci sono le spade laser dei Jedi – quelle verranno più avanti – ma le Forcesaber, le spade della Forza, che sono però alimentate dal Lato Oscuro, ovvero dalla rabbia e dall’odio di chi la usa. I Je’daii, quindi, per combattere il nemico devono continuamente rischiare di perdere l’Equilibrio con la Forza permettendo al loro Lato Oscuro di prendere un po’ per volta il sopravvento. Se a questo aggiungiamo che sono capitanati da un Je’Daii ribelle che era stato esiliato su Bogan perché pazzo e passato al Lato Oscuro, iniziamo a vedere i pericoli che l’ordine corre nella guerra: non solo di diventare batterie o cibo per i Rakata, ma cedere completamente al Lato Oscuro distruggendo l’Equilibro nella Forza.

La serie è stata scritta da John Ostrander e disegnata da Jan Duursema. Ostrander è bravo perché, nono stante una decina di personaggi principali, riesce a il giusto trovare spazio per tutti senza appesantire la storia, ma anzi spingendola avanti quanto più possibile. Duursema deve essersi scatenato, perché i Je’Daii non hanno il tipico dressing code dei Jedi: ogni personaggio quindi ha il suo particolare outfit che lo rende unico e interessante. Duursena, Dan Parsons (chine) e Wes Dzioba (colori) hanno dato vita a questo angolo remoto di storia dei Jedi con disegni dettagliati e di qualità.



È un peccato che la Disney/Marvel si sia ripresa i diritti per i fumetti di Guerre Stellari, interrompendo così una saga che avrebbe veramente potuto mostrare le radici di quella lotta tra Lato Oscuro e Luminoso della Forza che è il marchio di fabbrica della serie. Infatti in Dawn of the Jedi si vedono appena i primi contrasti sull’uso (e abuso) del Lato Oscuro, lasciando in sospeso chi tra i protagonisti avrebbe potuto cedere per primo.

lunedì 3 luglio 2017

New Camelot


Trovo sempre difficile parlare di qualcosa che ho creato, per il semplice fatto che preferirei lasciar parlare la mia creazione. Ma per le occasioni speciali si può anche fare un’eccezione. E un’occasione speciale direi proprio che è il primo romanzo pubblicato, vero?

E così, dopo varie traversie, è uscito nella collana Odissea Fantasy della Delos New Camelot, la nuova avventura di Fata Mysella, la fata più bastarda del mondo delle fiabe.
In New Camelot Mysella affronta la sfida della vita, in un turbinio di avventure, pericoli e colpi di scena.
Fata Mysella ritorna nella città di New Camelot per rispondere alla richiesta di aiuto di un suo antico amore.
Frank Dosasi l'investigatore-vampiro, deve risolvere il mistero dell'omicidio di un membro della Tavola Rotonda.
I due dovranno unire le loro forze per scoprire gli oscuri intrighi della Compagnia per lo Sfruttamento dei Reami Magici.
Cosa trovate in New Camelot? Misteri da risolvere, satiri stupratori, cyberelfe, golem di impasto per la pizza, fate hacker, arene di gladiatori, bambole assassine, steampunk dieselpunk e cyberpunk (sì, sono riuscito a metterli tutti e tre assieme. Come? Leggete e lo scoprirete…). Sopratutto, trovate Fata Mysella, più cattiva che mai.


Troppe cose vi spaventano? Vi state chiedendo se era proprio necessario usare tutti questi ingredienti? Me lo sono chiesto pure io. Vedete, ho passato trenta anni a leggere, guardare film e telefilm, giocare… sono una vita di impressioni e dettagli che ti si accumula dentro. E New Camelot è stato il contenitore ideale per tutti questi prodotti di reazione.
Che volete, dopotutto sono sempre un ingegnere chimico.

Avevo iniziato New Camelot nell'autunno del 2014. Avevo scritto l’ultimo capitolo nella primavera del 2016: lo so, non sono di quelli che sfornano un capolavoro al mese, ma ero alla mia prima opera lunga e avevo bisogno di prendere le lunghezze e i tempi. Prometto che il prossimo lo scriverò in meno tempo.

Sarebbe dovuto uscire con la compianta Casa Editrice Imperium di Diego Bortolozzo, ma purtroppo visto la chiusura dell’iniziativa New Camelot è rimasto un po’ nel limbo prima di trovare una collocazione (spero) definitiva.

Sono d’obbligo i ringraziamenti. Non sono bravo a farli, mi emoziono, mi blocco: sarò breve e so che non tributo a ciascuno gli onori che meriterebbe per davvero.

Ringrazio quindi:

Cristina Donati e Emanuele Manco di Fantasy Magazine perché è grazie loro che è stato pubblicato il primo racconto di Fata Mysella, Prince Charming, Inc.
Alessandro Forlani per i suoi insegnamenti e per le interessanti chiacchierate sulla scrittura.
Diego Bortolozzo e Paola Zagato per l'opportunità che mi hanno dato di pubblicare le avventure di Fata Mysella.
Ringrazio nuovamente Diego e Emanuele per il lavoro svolto sul romanzo.
Ringrazio tutte le Fate che ho incontrato nella mia vita, per quello che mi hanno dato e per quello che mi hanno tolto.
Ringrazio infine Fata Mysella, che mi ha raccontato le sue avventure e mi ha costretto a metterle per iscritto.

Potete acquistare New Camelot su Delos StoreAmazoniTunes e Kobo Store.